1999
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Nato a Milano nel 1938. Pittore, ha studiato alla Scuola di Disegno e Ceramica, è ideatore e caposcuola della "Mod'art", un nuovo genere espressivo in cui utilizza materiali diversi, quali acrilici, oro zecchino e pietre colorate di cristallo su cartone telato, con l'aggiunta di stoffe create da stilisti famosi (Valentino, Versace, Mila Shon, Leonard Paris, Lancetti, Hermes in particolare, ed altri). Ha tenuto mostre personali a Parigi, Barcellona e più volte a Milano. Ha partecipato a rassegne in Italia e Spagna, ottenendo molti premi, fra cui: Città di Pavia '78, Naviglio Grande '80 a Milano, 1¼ Premio Aquila d'Oro '81 a Roma, Epifania e Accademia Ambrosiana '82 a Milano, 2¼ Premio Galleria S. Croce '82 a Firenze, Campidoglio d'Oro '83 a Roma, alto riconoscimento del Parlamento Europeo nell'84 e riconoscimento d'arte del Ministero dell'Interno a Roma mell'85. Sue opere sono nell'Arcivescovado di Milano, in varie collezioni in Italia, Francia, Spagna, America e in permanenza nella Galleria Eustachi di Milano.
Con sorprendente fantasia, Palladini ricostruisce contenuti d'immediata percezione in un'elegante visione estetica. Egli fonde la preziosità dei materiali, tradizionali e non, in originali insiemi graficamente ineccepibili, puliti nel cromatismo, abilmente corredati da stoffe drappeggiate in ordinate geometrie. Si ha l'impressione che voglia vestire lo spazio dei fondi, su cui si stagliano nitidi profili paesaggistici, generando un inedito connubio fra moda e arte pittorica, un connubio non forzato, ma sorretto dalla convinzione che la moda dimostra sempre più di essere una forma d'arte. Con il suo linguaggio collega l'antico concetto figurativo alle moderne esigenza espressive, in uno spazio pittorico rigenerato, vagamente tridimensionale.
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Fantasia e realtà sono, a mio giudizio, le costanti più evidenti della espressione pittorica di Alessandro Palladini che ha aperto una interessante mostra presso la milanese Galleria Eustachi. Dall'osservazione delle numerose opere esposte in questa rassegna appare evidente come la psicologia dell'artista, ricca della carica assolutamente indispensabile per condurre a buon fine ogni nuova opera, si manifesti attraverso l'esaltazione della vita che lo circonda, cos" come egli sente di essere di essere parte integrante della stessa natura che gli fornisce i motivi dominanti della sua pittura. L'impressione, prima dell'insieme e successivamente del particolare, che i suoi dipinti fanno affiorare nell'osservatore, si può raccogliere una estrinsecazione di apprezzamento verso l'artista che opera con impegno e serietà. Che quindi la sua pittura spazi poeticamente quasi all'infinito o sia circoscritta entro brevi limiti non viene meno ad un impegno artistico che va ampiamente sottolineato. Fine osservatore di quanto lo circonda Alessandro Palladini sembra esaltare i riflessi motivanti dall'inconscio, cosa che si rende necessaria per entrare nel contesto surreale ispirato dai ricordi.
Il sogno, come idealizzazione del mondo interiore e la realtà rivelano in lui un dualismo suggestivo che lo qualifica artista di raffinata sensibilità e di solida forma espressiva. Il senso creativo ispirato dalla sua emotività, oltre che dalla immaginazione è sorretto, infatti, dalla ricerca dello spazio al di là dei limiti del reale. Il tono dei suoi paesaggi, nei quali riesce ad ottenere i risultati migliori, si armonizza con ben controllato dosaggio di luci e di ombre che danno la sensazione di trovarci collocati in un mondo dove la vita è rappresentata da una staticità dal sapore metafisico.
Il suo racconto poetico viene svolto senza velleitarie ambizioni, ma nel rispetto dell'arte nelle sue più alte finalità, con una sensibilità propria, al di fuori di ricerche o riferimenti, tuttavia ampiamente intuibili, nella chiarezza di linee, colori, immagini che sono la manifesta libertà della fantasia e della sapientemente compenetrate.
Giorgio Pipitone
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